La nuova vita delle vecchie cose

10. Aprile 2008
riciclare

Riciclare al giorno d’oggi è un bisogno primario. Ma si sa che necessità fa virtù, e così una problematica ecologica e legato allo sviluppo sostenibile diventa moda. E creatività. Nuove frontiere del riciclo e del fai da te.

Nell’era post industriale riciclare è diventata una necessità. L’alluminio, ma anche il cartone e la plastica entrano sempre più spesso nella vita quotidiana. Questo per due ordini di motivi: il primo risponde ad un’esigenza di tipo ambientale, facilmente intuibile, il secondo è di tipo economico e riguarda il fatto che le materie prime sono sempre più scarse e care, ed è quindi auspicabile riutilizzare questi materiali, che fino a qualche anno fa venivano considerati dei semplici rifiuti da eliminare.

In questo senso, in Europa e in Italia, la normativa vigente prevede che le pubbliche amministrazioni e le società di capitale pubblico, facciano un minimo del 30% dei loro acquisti in prodotti “verdi”; ciò significa che regioni, province, comuni ma anche scuole e ospedali devono acquistare materiali riciclati, che si tratti di cancelleria piuttosto che di tavoli o contenitori. Purtroppo però, ad una domanda sempre in crescita non corrisponde ancora un’offerta sufficiente. Soprattutto in Italia, dove le dimensioni delle imprese sono medio-piccole, gli investimenti da compiere nella ricerca e sviluppo di prodotti riciclati ha ancora costi troppo elevati. D’altra parte, molte imprese producono e vendono già questo tipo di prodotti ma senza dichiararlo, convinti che esista ancora una certa cultura che considera gli oggetti prodotti con materiali riciclati di qualità inferiore rispetto a quelli realizzati con materie prime “tradizionali”. Di fronte a questo scenario in divenire, nascono dei progetti che cercano di sfruttare il riciclo per creare dei prodotti non solo utili ma anche belli, dei veri e propri oggetti di design. E’ il caso dell’ecodesigner, professione del futuro che realizza oggetti di arredamento, mobili, tavoli, sedie, librerie interamente riciclate.

Riciclare però non vuol dire solo creare lavoro e opportunità economiche; rappresenta anche un vero e proprio fenomeno culturale. La moda, come spesso accade, parte dagli Stati Uniti, dove sono nate delle organizzazioni e delle comunità che utilizzano materiali riciclati per produrre gli oggetti più disparati.

Jim Rosenau, editore e poi artista, è l’ideatore del progetto This into that. In cosa consiste? Nel riciclare migliaia di libri e pubblicazioni invendute dalle case editrici, spesso accatastate ad occupare spazi altrimenti utilizzabili. Jim non si limita ad utilizzare la carta dei libri, ma utilizza tutto il libro. Prima lo passa in una speciale sostanza che lo compatta e lo fortifica, e poi crea delle costruzioni, dei mobili e soprattutto degli scaffali fatti di libri messi insieme uno accanto all’altro. Le sue sono vere e proprie opere d’arte esposte e vendute nelle gallerie, ma sono anche un esempio che tutti possono seguire: l’artista ha creato un kit in vendita su internet, per chiunque avesse bisogno di togliersi di mezzo un po’ di libri senza doverli buttare e senza dover comprare scaffali e librerie per ospitarli.

Da business a semplice svago: sono sempre più numerose le persone che si raggruppano per creare, disegnare, cucire, incollare insomma per riciclare vecchie cose. Un po’ come nel caso del vintage, vera e propria moda degli ultimi anni che riesuma dall’armadio della nonna merletti e crinoline per “riadattarli” alla moda attuale, il crafting o bricolage, sta diventando il nuovo modo per impiegare il tempo libero in modo “equosolidale”. Cosa c’è di meglio che riunirsi con forbici e colla e recuperare da vecchi tessuti dei vestiti, delle borse, dei cappelli? O magari modificare delle radio destinate alla rottamazione, per farne degli oggetti di design? Crafters.org raggruppa in un forum online, tutte quelli artigiani del “taglia e cuci” che “amano creare cose da altre cose” e trovare così soluzioni anche funzionali.

Nel caso di Church of Craft (letteralmente la chiesa del bricolage/fai da te) la mission è quella di riunire in vari posti del mondo tutti coloro che amano creare. Il messaggio è “promuovere qualsiasi creazione che sia un motivo per vivere meglio la vita”. In questo caso l’iniziativa non ha niente di lucrativo, ma anzi vuole trasmettere dei valori positivi, di scambio, di condivisione, di creatività ed aiuto attraverso il riutilizzo di oggetti ormai inutili. Qui lo spirito è quello del riunirsi in gruppo, del lavoro come svago ma anche come filosofia di vita. Una filosofia di vita che ha ispirato anche i cosiddetti “Dumpster diving groups”, gruppi di persone che addirittura frugano letteralmente tra i rifiuti per scovare dei materiali o degli oggetti da poter riciclare.

Al di là dell’innegabile importanza del riciclaggio per l’economia del futuro, il fenomeno assume quindi un importanza sempre maggiore anche da un punto di vista sociologico e ricreativo: riciclare non vuol dire solo riutilizzare per produrre, ma vuol dire anche impiegare il proprio tempo libero in un’attività creativa e utile, capace di migliorare la nostra qualità di vita. E se vogliamo, si tratta di un ritorno al passato, alla manualità dell’artigiano che rischia di sparire di fronte all’invasione delle moderne tecnologie.

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Alessandro Boz arredatore d'interni

Alessandro Boz

Sono un arredatore d’interni con oltre 25 anni di esperienza nell’arredamento per la casa: cucine, camere, camerette, arredo bagno, zona living e studi. Nel corso degli anni ho fondato i brand Outletarreda e Cucine Clara, il primo dedicato alle soluzioni d’arredo con il miglior rapporto qualità-prezzo, il secondo dedicato a chi desidera cucine su misura personalizzate a livello sartoriale.
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